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Verifica del fabbisogno di esenzione: quando il legislatore frena il mercato — e perché l’argomento della “proprietà familiare” è sorprendentemente debole

La cosiddetta “verifica del fabbisogno di esenzione” (correttamente: § 28a della legge tedesca sull’imposta di successione – ErbStG) è uno strumento speciale per trasferimenti di imprese di grandissime dimensioni. Per i tipici investitori immobiliari è generalmente irrilevante nella pratica – ma come idea è estremamente interessante: mostra quanto il legislatore diventi comprensivo quando si tratta della successione proprietaria nelle grandi imprese familiari.

Nota: Il presente contributo offre una lettura di politica economica. Termini come “patrimonio agevolato” e dettagli applicativi sono fortemente semplificati. Per strutturazioni concrete è sempre necessario rivolgersi a un consulente fiscale.

Un’impresa deve restare in famiglia?

A prima vista suona bene: “L’opera di una vita deve restare in famiglia.” Ma appena si trasferisce questa frase dalla retorica domenicale alla realtà economica, diventa sorprendentemente vaga. “Famiglia” non è un marchio di qualità. Dal punto di vista fiscale è semplicemente un grado di parentela.

Nel 2014 la Corte costituzionale federale tedesca non ha detto: “Le imprese familiari devono restare in famiglia.” Ha detto: Se lo Stato concede agevolazioni, deve farlo in modo proporzionato e conforme al principio di uguaglianza.

La domanda decisiva quindi non è: “Le agevolazioni sono una cosa positiva?” Bensì: Perché la struttura proprietaria “familiare” dovrebbe essere più meritevole di tutela rispetto a una soluzione di mercato?

  • Perché la famiglia? Il legame di sangue è un vantaggio imprenditoriale?
  • Perché non il mercato? Vendita, investitore, MBO, finanziamento bancario – meccanismi ordinari.
  • Perché tanta comprensione? Per patrimoni molto elevati lo Stato diventa improvvisamente consulente di liquidità.

La giustificazione politica: occupazione, liquidità, territorio

La giustificazione classica sostiene che l’imposta di successione possa sottrarre liquidità e quindi mettere a rischio l’impresa. Occorre dunque “proteggere” il patrimonio aziendale per salvaguardare posti di lavoro e radicamento territoriale.

Qui emerge l’incoerenza: se l’argomento della “perdita di liquidità” è valido, non dovrebbe riguardare solo le imprese di grandi dimensioni.

Alternativa: i meccanismi di mercato sono la normalità

Se lasciamo “operare il mercato”, quali sarebbero le opzioni? Nella finanza aziendale sono del tutto ordinarie:

  1. Vendita parziale a un investitore
  2. Management buy-out o successione tramite manager qualificati
  3. Finanziamento bancario se i flussi di cassa lo consentono
  4. Cessione di asset non strategici
  5. Ristrutturazione del modello di business

In tutti questi casi la domanda “Posso permettermelo?” è di natura imprenditoriale, non fiscale.

Se manca liquidità: soluzioni di mercato vs. protezione statale
Problema Logica di mercato Logica di protezione
Pagamento dell’imposta genera fabbisogno di liquidità Finanziamento/investitore/vendita Esenzione/riduzione/modello di attenuazione
Erede potenzialmente inadeguato Professionalizzazione/manager esterni Successione familiare favorita
Capitale immobilizzato Ottimizzazione della struttura finanziaria Il diritto tributario assume funzione “protettiva”

Non è un attacco alle imprese familiari. È un invito alla coerenza: se lo Stato considera il cambio di proprietà una “minaccia”, si allontana dalla logica di mercato.

L’incoerenza: se la protezione è giusta, perché non per tutti?

Per patrimoni aziendali molto elevati oltre una certa soglia, il legislatore ha introdotto meccanismi specifici. In sostanza, l’erede può dimostrare di non poter pagare l’imposta con il “patrimonio disponibile”.

  • Piccola/media impresa: pianifica, finanzia, ottimizza – oppure vende.
  • Grande impresa: presenta domanda, dimostra il fabbisogno, ottiene esenzione.

Se l’argomento “l’imposta non deve costringere alla vendita” è valido, dovrebbe valere soprattutto per le piccole imprese con minore accesso al credito. Perché allora l’empatia statale è massima proprio dove patrimonio e consulenza sono già abbondanti?

Trasposizione al patrimonio immobiliare: perché nessuna tutela analoga?

Per gli investitori immobiliari il dibattito è istruttivo: lo Stato non distingue principalmente in base all’utilità economica, ma in base alla qualificazione come patrimonio aziendale agevolato.

  • Un portafoglio immobiliare locato genera flussi di cassa ma comporta anche leva finanziaria.
  • Sostiene fornitori, artigiani e valore economico locale.
  • Eppure non esiste il riflesso culturale: “Deve restare in famiglia.”

Questo dimostra che la “proprietà familiare” non è un criterio neutrale, bensì una narrazione politica.

Una scelta politica più che una necessità logica

La verifica del fabbisogno non è solo una regola tecnica. È uno specchio della filosofia economica del legislatore:

Per grandi patrimoni aziendali il cambio di proprietà è trattato come un problema da evitare.

  • L’appartenenza familiare non garantisce competenza o qualità imprenditoriale.
  • Il mercato offre soluzioni legittime di successione.
  • Se la tutela riguarda davvero l’occupazione, dovrebbe valere anche per imprese più piccole.

Lo Stato protegge davvero le imprese – o protegge alcuni proprietari dal fatto che il mercato possa destinare il capitale in modo più efficiente?

Non tutti hanno bisogno del § 28a ErbStG. Ma ogni investitore trae beneficio dal comprendere la valutazione politica che vi sta dietro.

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